Ieri poi dopo la festa che, devo dire, è andata discretamente, a casa avevo fame e ho mangiato biscotti, latte e due gallette di riso con marmellata Hero Diet (vecchia gloria del tempo delle diete e nuovo suggerimento carpito dalle parole di Pasticcina), ma senza drammi.
Senza essere troppo precisa, le calorie di ieri si aggirano attorno alle 1271. Tuttavia devo purtroppo aggiungere altre 200 di bicchiere e mezzo di vino e ulteriori 200 (e queste proprio potevo risparmiarmele) di due chupiti di rum. Sono rimasta tutta la serata col mio bicchiere di vino rosso tranquillo e salutare (micia e i suoi viaggi sui polifenoli dell'uva) e stavo bene, leggermente brilla ma in pieno controllo. Poi però alla fine s'è fatto tutti un paio di giri di chupiti e lì me ne sono fregata. Una marea di calorie, non sono contenta. Ma è stata una giornata positiva.
Malgrado ciò, devo dire che sono stata in piedi più di cinque ore, camminando tra le sale del locale e ballando. In particolare, non ho potuto fare a meno di saltare come una matta in alcune canzoni. Quindi, se è vero che ho mangiato tanto, è anche vero che un po' mi sono mossa.
Fatte le dovute cronache della serata, vorrei concludere con un piccolo appunto.
Vuoi perchè io ho sviluppato questo disturbo in modo molto autonomo, senza confrontarmi troppo con amiche e amichette o vuoi perchè io sono di un'altra generazione e non ho 15 anni come la stragrande maggioranza delle ragazze che hanno un blog su questo tema, non riesco proprio a capire perchè sia ormai diventato ultra diffuso l'uso di termini tipo "ana deve rimanere con me" o "oggi ho ricorso a mia".
Prima di tutto, questa personificazione della malattia (perchè diciamocelo, di malattia si tratta) non è salutare: stili di vita sbagliati vengono visti come vere e proprie entità soprannaturali che dettano regole, scrivono lettere, vengono invocate e considerate presenze antropomorfe costantemente vicine. Alle menti più fragili e alle ragazzine più giovani che ancora non hanno ben chiara la distinzione tra ciò che è reale e ciò che non lo è questa condotta rischia (oltre a tutti i rischi che il disturbo stesso comporta) di considerare "ana" una sorta di divinità effettivamente esistente. Se otto secoli fa si spedivano uomini a morire nelle crociate in nome di un dio (che non c'entrava niente con quello vero) che si chiamava bramosia di terre e ricchezze, non vedo il motivo per cui un'adolescente non dovrebbe sentirsi divinamente giustificata a affamarsi nell'età dello sviluppo, perchè "ana" le dice che è meglio essere magre che essere sane.
In secondo luogo, la stessa sostituzione del termine anoressia con "ana" e di bulimia con "mia" semplifica e riduce l'entità della malattia. Sono nomi piccoli, corti, amichevoli, a cui sentirsi più affini: se non sapessi che sono abbreviazioni provenienti dall'america e dal mondo anglosassone in generale, avrei quasi il dubbio che sia una trovata di marketing per acquisire più appeal sui giovanissimi. Non spaventano certo come un termine da vademecum clinico psichiatrico.
Ma proprio perchè il nome non incute timore, non fa neanche scattare quei meccanismi di autodifesa che istintivamente fanno rifuggire il pericolo.
Se sei anoressica dì "devo tornare a non mangiare o a mangiare pochissimo" non "ana deve tornare da me,", se vomiti dopo un'abbuffata dì "ho vomitato" non "sono ricorsa a mia". Dire le cose come stanno aiuta a capire cosa si sta facendo. E faccio fatica a credere che gente che ha un "porca puttana" in bocca ogni due secondi, utilizzi il termine "mia" per eccesso di zelo di forma, per non usare "vomito". Puoi dire "mia" quanto ti pare ma alla fine di vomito si tratta.
Anche se pioveranno una marea di insulti e di critiche, tengo a sottolineare che non sto facendo una critica a chi soffre di questo disturbo: se vogliono che seguano la loro strada, d'altronde non saranno le mie parole a fermarle (e poi senti da che pulpito!). La mia critica è unicamente rivolta alla terminologia utilizzata.
Per adesso, buon week-end!
Ciao lottatrici! ;)
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Non credo riceverai insulti,condivido quello che hai scritto.Non so come si è sviluppato l'uso di questi termini...
RispondiEliminaSinceramente non mi da fastido,mi sentirei stupida a scrivere "sono ricorsa a mia" eccetera eccetera però boh...La approvo come cosa...E' che pensandoci,quando mi sta per csttare la fame e voglio assolutamente mangiare qualcosa se ripeto nella mia testa "ananananana"alla fine ritorno a ragionare (non sempre eh..magari fosse così) è come una cantilena.
Forse è anche un escamotage (<-- si scrive così?) per avere più controllo,esempio "non devo mangiare,devo farlo per Ana" sembra di avere qualcuno che ti tiene sotto stretto controlo.
Mi piacerebbe sapere da dove sono usciti questi termini,me lo sono semrpe chiesta xD
Un bacio =*
Grazie per essere passata e grazie per il commento!!!Hai davvero ragione!Ti assicuro che mi hai davvero risollevato la giornata :D GRAZIE ♥
RispondiEliminaThe road is long...But the heart is strong ;)
Sono molto d'accordo con il "piccolo appunto" che hai scritto (sarà che anch'io non ho esattamente 15 anni, eh...!), anch'io ho scritto sul mio blog diverse cose riguardo l'argomento... Credo che Ana sia soltanto il nomignolo con il quale alcune persone cercano di giustificare l'Anoressia. Che è una malattia, niente da dire. Una malattia contro cui bisogna semplicemente combattere.
RispondiEliminasono felice di leggere che non hai 15 anni e che non osanni pro ana pro mia o strnzate del genere, il malessere e' grande, e identificarlo e' difficilissimo
RispondiEliminaGrazie per il commento.
Hai ragione ci vorrebbe una sana dose di calma
Ciao Micia come va? E' un po' che non aggiorni il blog, tutto bene? Ti auguro un buon fine settimana ^__^
RispondiEliminaecco, seguo pasticcina...come va? un bacio e spero di leggerti presto....
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